ASSA - Associazione Sviluppo Storico Ambientale - ONLUS -

 

 

 

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AMBIENTE

 

Giornata ecologica organizzata dall'Amministrazione comunale di Senise con l'Assessorato all'Ambiente, sulle sponde del Lago di Monte Cotugno, con la partecipazione delle Associazioni presenti sul territorio comunale. Domenica 2 Marzo 2008

 

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                                                                        L’EOLICO TRA PRO E CONTRO

 

Tra tutte le fonti rinnovabili di energia, quella eolica è probabilmente una di quelle che necessita del maggior impegno in termini di analisi per valutarne le possibilità di sfruttamento.

A parte l’individuazione del sito idoneo da destinare a parco eolico dove la prima variabile da studiare è rappresentata dalla velocità del vento, importante per la quantità di energia che un aerogeneratore può convertire in elettricità, si dovrà necessariamente tener conto della distanza di ubicazione dai centri abitati, quindi fare i conti con tutti quegli impatti che gli impianti forniscono al territorio.

Come intuibile, anche in questo caso esiste la necessità di un confronto tra i pro e i contro che un parco eolico arreca ad un territorio. Sicuramente i lati positivi non possono essere sottovalutati, si tratta di energia pulita.

Volendo far riferimento a numeri, con una velocità media del vento di 4,5 m/s, un aerogeneratore produce 1,2GWh all’anno mentre se la velocità raddoppia la produzione sale a 5,3 GWh.                           

 

 

 

In Basilicata i sette impianti eolici funzionanti hanno una potenza lorda efficiente di 76 MW, mentre se consideriamo le turbine a gas, fotovoltaico, idroelettrico, eolico e biomasse, nella regione si produce circa la metà dell’energia che si mette in rete.

Per la quasi totalità degli ambientalisti e legambiente, il deficit tra richiesta e produzione andrebbe colmato rispettando il più possibile l’ambiente, per cui l’auspicio sarebbe quello di produrre il 50% di energia utile alla Basilicata attraverso le fonti rinnovabili tenendo conto in particolar modo tutte le azioni volte al risparmio energetico. In tal modo si potrebbe raggiungere l’autosufficienza.

Già, le fonti rinnovabili, autosufficienza, eolico, fotovoltaico………

La regolamentazione dell’eolico sta animando la discussione politica in Basilicata rimasta congelata dopo “l’atto di indirizzo per il corretto inserimento degli impianti eolici sul territorio” che a fine 2004 era decaduto. Con il diffondersi dell’energia eolica e delle sue prospettive future, sono cresciute le preoccupazioni sulle conseguenze che tale tecnologia può avere sulle diverse componenti ambientali tanto che anche gli ambientalisti trovano non poche difficoltà nell’esprimersi. Da un lato la cosiddetta “emergenza paesaggistica” è un tema di difficile oggettività, anche se le attuali metodologie in qualche modo cercano di associarvi dei “numeri”, dall’altro il possibile impatto che gli aerogeneratori possono avere sull’avifauna, sia diretto in termini di collisioni sia indiretto in termini di modifica di habitat, non risulta ancora univocamente determinato. Tra gli impatti negativi che un parco eolico può arrecare ad un territorio, quelli ritenuti più critici sono sicuramente:

L’inserimento di un parco eolico fa sorgere evidentemente elementi ben visibili nel paesaggio. Se non lo fossero, probabilmente non sarebbero neppure ben localizzate da un punto di vista meteorologico. Non ha nessun fondamento reale affermare che le turbine andrebbero installate lì dove non si vedono! È necessario invece fare in modo che la loro disposizione si adatti alla conformazione del terreno, evitando quindi disposizioni caotiche.

Nel tipico caso italiano, la maggior parte dei siti idonei sono rappresentati dai crinali e la stessa conformazione dei crinali costituisce una giuda obbligata alla disposizione degli aerogeneratori.

Un elemento da tenere in dovuta considerazione è costituito dal numero di aerogeneratori da installare in relazione alla potenza da produrre.

Per raggiungere una potenza complessiva di circa 20 MW sono necessari 40 aerogeneratori da 500 KW, oppure 13 da 1,5 MW. Ovviamente da un punto di vista estetico cambiano le dimensioni geometriche delle macchine. La maggior dimensione delle turbine può essere compensata dal fatto che queste hanno una velocità di rotazione minore rispetto alle turbine più piccole. Le grandi turbine non attraggono l’occhio come generalmente fanno gli oggetti che si muovono velocemente, per cui anche in virtù di questo aspetto, la tendenza odierna ad aumentare continuamente la taglia delle macchine trova risposta sull’impatto visivo.

È esperienza ormai consolidata che la percezione delle pale eoliche con le rispettive torri all’interno di un paesaggio è in gran parte un fenomeno soggettivo, influenzato in buona parte da fattori culturali che sicuramente si modificano nel tempo.

L’interferenza degli aerogeneratori con l’avifauna deve essere valutata caso per caso, in dipendenza delle specie viventi. I potenziali rischi a cui può andare incontro l’avifauna sono:

·       Il disturbo

·       Le collisioni

·       La perdita di habitat

Il disturbo, ad esempio, può portare allo spostamento di alcune specie da aree caratterizzate da un habitat a loro favorevole. Questo può essere determinato se la disposizione degli aerogeneratori crea un “effetto barriera” nei confronti del movimento degli uccelli.

Per quanto riguarda il rischio delle collisioni, la maggior parte degli studi ha dimostrato tassi di mortalità molto bassi, questo non vuol dire che non esistono rischi concreti, soprattutto in quelle zone particolarmente ricche di grandi concentrazioni di uccelli.

Da questi studi, si evince ancora che si potrebbe limitare l’impatto disponendo gli aerogeneratori in maniera poco caotica e utilizzando rotori a bassa velocità di rotazione.

La perdita diretta dell’habitat, conseguente alla costruzione di un parco eolico, non sembra attualmente essere un problema rilevante per l’avifauna.

Per quanto riguarda il rumore invece, generato essenzialmente dalle componenti elettromeccaniche ( moltiplicatore, generatore, macchine ausiliare ), è sempre stato uno dei principali ostacoli per lo sviluppo eolico. Oggi si sta lavorando molto sotto questo aspetto, e si può dire che con le nuove tecnologie non rappresenta più un problema rilevante.

Le turbine tripale insieme al profilo aerodinamico affilato e alle basse velocità di rotazione, fanno sì che la rumorosità sia estremamente ridotta, infatti ad una distanza di un centinaio di metri, una centrale eolica risulta meno fastidiosa del normale traffico urbano.

Molte volte, il rumore percepito in prossimità di impianti eolici viene talvolta erroneamente attribuito ai soli generatori; in realtà in zone ventose il rumore di fondo causato dal vento è paragonabile a quello dovuto agli aerogeneratori e non di rado raggiunge valori tali ma mascherare quelli prodotti dalle macchine.

Tenendo conto dello sviluppo di questa fonte di energia pulita, dei programmi di incentivazione economica che oggi favoriscono la realizzazione degli impianti nonché degli impatti negativi, si capisce la difficoltà dei politici e degli ambientalisti nel pronunciarsi.

Se poi l’eventuale area individuata ricade in un parco naturalistico…………..

 

Pasquale DRAGONETTI

 

 


 

 

 

Con i suoi 192.565 ettari, il Parco Nazionale del Pollino è la più grande area protetta d’Italia tra la Calabria e la Basilicata, capace di offrire i paesaggi più svariati. Grandi aree wilderness dove il pino loricato- vero emblema del Parco- si abbarbica alle pareti di roccia mentre il vento ne modella la forma contorta, accanto ai paesaggi dolci delle valli, dei declivi lussureggianti di fiori a primavera, dei pianori estesi dove ancora si pratica la pastorizia antica. A est e a ovest l’orizzonte incontra il mare, raggiungibile in breve tempo pur se da grandi altezze. Alla solitudine delle cime più alte, dominate dal volo maestoso dell’aquila reale, fa da contrappunto la realtà diffusa del paesaggio antropico: piccolissimi paesi dove ancora le donne anziane indossano il costume tradizionale, accanto a centri abitati più grandi, punti di riferimento per importanti iniziative culturali di richiamo. In questo territorio resistono tenacemente nuclei di cultura, lingua e tradizione arbëreshe (italo-albanese), accanto ai segni archeologici delle dominazioni che vi si sono succedute nel corso dei secoli.

La finalità della ricerca è quella di realizzare una “fotografia” che indica lo stato di fatto dell’ambiente dell’area Parco con particolare interesse, almeno in questa fase sul Degrado Ambientale. La ricerca si svolge secondo due filoni principali il primo riguarderà lo studio delle discariche sia Comunali sia abusive che interessano l’area Parco, mentre il secondo sarà incentrato sullo presenza dei sistemi di depurazione delle acque e sulla loro funzionalità. A corollario di questi due argomenti saranno trattati l’inquinamento elettromagnetico e altre forme d’inquinamento, secondarie che interessano il territorio.

Lo scopo della ricerca è quello di ottenere informazioni dettagliate sullo stato dell’Ambiente Fisico dell’Area Parco quali, superficie del territorio occupato da discariche abusive con particolare interesse per quei siti prossimi ai sistemi fluviali, volume dei rifiuti e tipologia dell’inquinante con particolare interesse alla pericolosità dello stesso.

 

 

Collabora alla realizzazione della Carta della Vulnerabilità Ambientale dell’area Parco compilando la scheda nelle sue parti che potrai scaricare dal sito. I dati acquisiti saranno oggetto di verifica in situ e catalogati nell’archivio del Progetto Ambiente.

 

 

                                                                                   Scarica qui la scheda di segnalazione

 

 

 

                          

 

                                                                                                                     

 

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